#LoSapevateChe

Negli anni ’80 Danny Hillis ideò la Connection Machine, un supercomputer basato sul calcolo massivamente parallelo: migliaia di piccoli processori lavoravano insieme invece di affidarsi a una sola CPU potente. Le CM-1, CM-2 e CM-200 divennero celebri anche per il design futuristico e i migliaia di LED rossi. Nonostante il successo limitato, anticiparono concetti fondamentali dei moderni supercomputer, delle GPU e dell’IA.

@computer

  • MarcoD@mastodon.uno
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    5 days ago

    @salvatorelasorella @computer
    La storia del supercomputer in parallelo è interessante. Ma mi sono sempre chiesto quali sono le limitazioni imposte ai calcoli o di programmi utilizzabili.
    E che tipo di calcoli possono essere svolti.

    • Salvatore Lasorella@mastodon.unoOP
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      5 days ago

      @MarcoD @computer Un supercomputer parallelo non era più veloce in assoluto: era potente soprattutto nei problemi “parallelizzabili”, cioè dove migliaia di operazioni possono essere eseguite contemporaneamente. Era ideale per elaborazione immagini, simulazioni scientifiche, matrici, riconoscimento di pattern, reti neurali e grandi operazioni logiche sui bit. Meno efficace nei programmi sequenziali, dove ogni operazione dipende dalla precedente. È un principio alla base delle moderne GPU.