Segue (Parte seconda)
Ma chi sono io per parlarvi di questo “capolavoro del novecento” (termine usato da quelli bravi che sanno) sono nessuno. Viaggio al termine della notte non lo si legge, è lui che divorera’ voi, la vostra carne, la vostra anima, le vostre miserie, è sporco e purezza insieme, tristezza e infinita dolcezza, è un cercare ostinatamente una luce quando non c’è, e se ne sente il respiro, l’ansimare, la follia come ultimo sussulto, l’amore ultimo riscatto. Immenso
@spettacoli
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