A Stanford hanno chiesto a un’AI addestrata sul DNA di inventare dei virus nuovi. Ne ha proposti 302, ne hanno stampati il codice genetico e messi in coltura con E. coli. Sedici hanno preso vita e infettato le cellule. Per ora attaccano solo batteri, ma il filtro che li tiene lontani dagli umani è nel dataset, e chi ha i dati può toglierlo.


@AleF2050 @tecnologia @futuroprossimo certe volte bisognerebbe ragionare un pochettino quando si scrive, e non è questione del “povvvero disabbbbile offeso” "povero gabbiano ha perso la compagna [cit.] è questione di rendersi conto che discutere solo pensando ai rischi senza pensare ai benefici (o viceversa) non porta da nessuna parte. E se metto la disabilità in mezzo non è per vittimismo ma perché da quasi 3 anni abbondanti che bazzico il fediverso e che si parla di AI peggio della morte di Gesù Cristo, nessuno ha messo in campo le proprie competenze, il proprio spirito di solidarietà fatto di “love and peace” e simili, per evitare davvero alle persone ritenute vulnerabili, di usare quella presunta tecnologia dagli effetti mortali. Anzi se sei uno che ha più difficoltà di altri e chiede qualcosa di complesso, magari dire “RTFM” passa di moda, l’umano tecnologico però difficilmente è gentile e si tiene la conoscenza per sé.
Sulle grosse aziende, possiamo farci poco. Ma se vogliamo che l’AI impatti meno “dal basso”, dal basso si dovrebbe ripartire ascoltando le esigenze di chi la usa, e tentare nei propri limiti di assottigliare il gap.