RE: https://poliversity.it/@destinazione/_stelle/116754952089837601
Sulla Stazione Spaziale Internazionale non ci sono fornelli, piastre a induzione o forni convenzionali, elettrici o a microonde. Questo per un insieme di ragioni che vanno dai motivi di sicurezza legati al rischio di incendi e alla compatibilità elettromagnetica al fatto che l’assenza di peso abbatte la convezione naturale e non permette di cucinare come sulla Terra.
La dieta degli astronauti è abbondante e studiata nei minimi particolari, perché essi devono fare in media due ore e mezza di attività fisica ogni giorno per combattere l’indebolimento osseo e muscolare causato dall’assenza di peso e hanno quindi bisogno di un notevole apporto calorico.
La maggior parte del cibo inviato nello spazio è già precotta, termostabilizzata o disidratata per risparmiare peso e volume durante il lancio e per garantire la conservazione. Di conseguenza, le “apparecchiature da cucina” servono quasi esclusivamente a reidratare o riscaldare le razioni.
La stazione di reidratazione contiene uno scomparto in cui viene inserita la confezione sigillata dell’alimento liofilizzato, che viene reidratato con la quantità d’acqua necessaria e alla temperatura desiderata, fredda, a temperatura ambiente oppure calda. Tra gli alimenti trattati in questo modo ci sono zuppe, uova strapazzate e bevande in polvere.
Per riscaldare i cibi precotti, sia nel segmento americano sia in quello russo sono presenti particolari “forni” che però non utilizzano microonde e non funzionano come i tradizionali forni ad aria calda. Sono essenzialmente contenitori metallici dotati di piastre riscaldanti interne. Le confezioni di cibo vengono inserite e mantenute a contatto con queste superfici calde, che trasferiscono il calore per conduzione. Il processo può richiedere dai 20 ai 40 minuti per portare il pasto a una temperatura gradevole. Gli astronauti si sono lamentati spesso dei lunghi tempi di preparazione.
Nel corso degli anni sono stati portati a bordo alcuni dispositivi sperimentali per studiare la preparazione degli alimenti in microgravità, tra cui una macchina sviluppata in Italia che nel 2015 ha permesso di preparare il primo caffè espresso nello spazio. Un altro esempio è un forno sperimentale cilindrico chiamato Zero G Oven, progettato per cuocere un alimento alla volta tramite elementi riscaldanti elettrici disposti in modo da creare una distribuzione uniforme del calore attorno al cibo. Nel 2019 il dispositivo ha permesso di cuocere il primo biscotto nello spazio, ma non è mai entrato a far parte delle dotazioni operative permanenti della ISS.
Secondo quanto riportato dal quotidiano China Daily, sulla stazione spaziale cinese Tiangong sarebbe invece presente un forno a microonde appositamente progettato per resistere alle vibrazioni del lancio, operare in microgravità e ridurre al minimo il consumo di energia elettrica, ma si conosce poco del suo funzionamento.
@destinazione_stelle @astronomia Io avrei portato una bombola a gas.


